Palazzo Alemanni Mazzocchi

La famiglia Alemanni, stabilita a Bagnoregio fin dal tempo dei Goti, si distinse per la nobiltà, il censo e gli incarichi affidati a molti dei suoi membri. Passano nel 1658 alla famiglia Mazzocchi, oggi il bel palazzo è di proprietà del Comune, che lo ha destinato a scopi culturali

La Valle dei Calanchi

La Valle dei Calanchi

La valle dei calanchi di Bagnoregio, posta tra il lago di Bolsena  a Ovest e la valle del Tevere ad est può dirsi costituita da due valli principali, corrispondenti al Fosso del Rio Torbido e Fosso del Rio Chiaro.

Sulla cima di un colledi Tufo, a 423 m., originato in corrispondenza dello spartiacque tra i due bacini idrografici, è situato l’antico borgo di Civita, collegato al centro di Bagnoregio da una stretta sella morfologica ora di sola argilla.

In origine in questi luoghi passava un’antica strada, forse preistorica, che collegava la valle del Tevere con al lago di Bolsena, mentre il promontorio di Civita era collegato da creste continue alle circostanti emergenze territoriali.

L’evoluzione morfologica di quest’area, provocata dall’erosione e dalle frane, è da attribuirsi alla particolare natura geologica del territorio che risulta costituito da due formazioni cronologicamente e tipologicamente distinte.

La formazione più antica è quella argillosa ed argillosa-sabbiosa di origine marina, che costituisce lo strato di base della rupe di Civita particolarmente soggetta all’erosione.

Gli strati superiori sono formati da materiale tufaceo e lavico.

Lo sperone tufaceo che sostiene Civita di Bagnoregio costituisce una base ad elevata instabilità morfologica. La veloce erosione cui è sottoposto è dovuta in particolare all’approfondimento dei fondivalle ad opera dei torrenti, che ha provocato elevate pendenza morfologiche, e, conseguentemente, l’instabilità dei fianchi argillosi delle valli; in cui si manifestano frane di scivolamento e colate di fango in occasione di copiose precipitazioni.

L’azione dei venti e delle piogge, unita al lento e progressivo disboscamento, ha portato al fenomeno dei Calanchi, ovvero piccoli bacini delimitati da sottili creste e pinnacoli.

In tale contesto è da ammirare la suggestiva  formazione a “cattedrale” al centro dei Calanchi che, da sola merita sicuramente un’escursione.

Casa Natale di San Bonaventura

Della originale casa di San Bonaventura ne resta il seminterrato e qualche frammento di muro.

Sul luogo venne costruita nel 1524-25 una chiesa dedicata al Santo; distrutta dal terremoto ed oggi contrassegnata da un’edicola commemorativa di San Bonaventura, eseguita dallo scalpellino bagnorese Marino Bartoloni.

Chiesa di San Donato

Cattedrale di Bagnoregio fino al 1699, oggi chiesa parrocchiale, fu costruita sull’area di un preesistente tempio pagano intorno al VI sec., per essere trasformata e riadattata nei secoli XI e XII, e dotata del campanile romanico di pianta quadrata, alla cui base sono inseriti nella muratura due sarcofagi etruschi in pietra basaltica.

Originariamente la pianta della Chiesa era di tipo basilicale, molto più corta della pianta attuale perché priva dell’odierno presbitero e coro.

L’interno è suddiviso in tre navate da arcate a tutto sesto e tra le reliquie di interesse storico, vi è custodito il famoso e pregevolissimo crocefisso ligneo quattrocentesco di scuola fiamminga, che ogni anno la notte del Venerdì Santo viene trasportato da Civita a Bagnoregio con una suggestiva processione storica.

All’interno dell’antica cattedrale si conservano, inoltre, in un grande urna di vetro, all’interno di un bel simulacro, eseguito nel 1862 dallo scultore romano Stefano Scevola, le reliquie di Sant’Ildebrando.

Porta di Santa Maria

Chiamata così perché sopra l’arcata di questa galleria, anticamente detta “Cava”, vi era una piccola chiesa dedicata a S. Maria. Costituisce l’unico accesso al borgo.

Il rivestimento esterno è in parte medievale ed parte rinascimentale, mentre la vera e propria struttura antica della porta scavata nel tufo è etrusca.

I due leoni con testa umana tra le zampe, posti ai lati dell’arco, rappresentano la vittoria dei Bagnoresi del 1457 sui Monaldeschi e sui Baglioni.

Invece la testa di leoni sopra l’ogiva della porta è l’antico stemma comunale.

L’aquila reale, appena sopra, ricorda che la porta fu costruita durante il governatorato bagnorese del Cardinale Reginaldo Paolo, fratello del re Enrico VIII d’Inghilterra.

Il Ponte di Civita

Originariamente Civita era collegata a Rota, ovvero l’attuale città di Bagnoregio, tramite una strada.

I continui smottamenti che dal XV sec. hanno interessato il territorio di Civita di Bagnoregio, hanno comportato, con il passare del tempo, un continuo degrado e assottigliamento della strada originale, fino al forte terremoto del 11 giugno 1695.

In quell’occasione il terremoto provocò la completa distruzione dell’originale ponte che collegava Civita a Bagnoregio.

Per raggiungere Civita, crollata la strada, fu costruito un ponte in muratura ad arcate nel 1923, di cui una parte è precipitato a valle e una parte fu fatto saltare nel 1944 dai soldati tedeschi in ritirata; ed in seguito rattoppato con delle passerelle in legno.

Solo nel 1963-64 il Ministero dei Lavori Pubblici ha disposto la demolizione di tutte le vecchie strutture e la costruzione dell’attuale passerella in cemento armato, la cui inaugurazione è avvenuta il 2 settembre 1965.

Contrada di Mercatello

Proseguendo la strada che dal Belvedere di San Francesco porta a Civita, si incontro il piccolo borgo di Mercatello, originariamente Mercato. È una delle tre borgate di Bagnoregio, fu prima sede del comune nonché centro commerciale dell’antica Bagnoregio.

Il nome infatti deriva dal tradizionale mercato che si svolgeva tutti i lunedì. Ogni mese inoltre venivano svolte, sempre nello stesso luogo le fiere di merci e bestiame.

Chiesa di San Francesco Nuovo

A causa dei terribili terremoti che investirono e devastarono il territorio prima nel 1695, poi negli anni 1755 e 1759, i Frati Minori furono costretti ad abbandonare la loro Chiesa in località S. Francesco vecchio (Belvedere di oggi) e nel 1765 iniziarono a costruire una nuova chiesa e un nuovo convento, in vocabolo Calvario, nella collina ad occidente di Bagnoregio. Così, dopo una decina di anni, nel 1774 andarono ad abitare il nuovo convento. La chiesa, invece, richiese più tempo e fu aperta al culto nel 1803 e consacrata nel 1852. Fu costruita ad unica navata, a croce latina capovolta per soddisfare le necessità del nuovo progetto che includeva il passaggio della strada, non davanti alla chiesa, come oggi, ma dietro di essa. La chiesa all’interno, nella parete di destra, presenta una cappella con una pala raffigurante il Beato Andrea; di seguito un’altra cappella con pala del Cristo in Croce ed infine la cappella con la statua di S.Antonio da Padova. Nella parete di sinistra la cappella con il simulacro in gesso di S.Francesco; poi una pala che riproduce la Vergine Immacolata, infine la pala con S. Giuseppe da Copertino. Nel presbiterio l’altare maggiore in pregevoli marmi policromi e al centro, dietro il coro, la pala rappresentante il miracolo della guarigione di San Bonaventura. A sinistra del presbiterio una cappella dedicata a S. Bonaventura, eretta nel 1847 con le pietre residue della casa del Santo, a Civita. All’interno una scritta ricorda la costruzione e la provenienza del materiale utilizzato.

Belvedere e Grotta di San Bonaventura

Da qui si può ammirare l’incantevole panorama della cittadini di Civita, nel parco è stato inoltre collocato un monumento con l’effige del noto scrittore bagnorese Bonaventura Tecchi. Ovunque affiorane i resti dell’antico convento francescano fondato da San Francesco e nel quale ricevette la prima educazione San Bonaventura. Il monastero e la Chiesa annessa furono distrutti da un terremoto.

Nella rupe sottostante il parco belvedere, oggi intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si trova la Grotta di San Bonaventura. Si tratta di un’antica tomba etrusca trasformata in cappella, nella quale la tradizione vuole che si recasse San Bonaventura a pregare.

Chiesa dell’Annunziata e Monumento di San Bonaventura

Opera dello scultore Cesare Aureli. Nei tre riquadri sono rispettivamente rappresentati: la miracolosa guarigione del Santo per mano di San Francesco, la visita di San Tommaso a San Bonaventura ed infine il Santo al Concilio di Lione che auspica l’unione delle Chiese d’Oriente e delle Chiese d’Occidente.